Direttivo: Sara Achillea, Elena Muzzolon, Sibilla Siano, Andreea Toma, Luca Zaccaria, Lorenzo Zaggia

Comitato Scientifico: Alvaro Barbieri, Nicola Carpentieri, Omar Khalaf, Alessandra Petrina

I Quaderni del Parliament of Fowls formano una collezione di volumi collettivi nei quali si sedimenta il precipitato di un seminario permanente che ha il suo perno nel Dipartimento di Studi Linguistici e Letterari dell’Università di Padova e si fa divisa della più conosciuta tra le opere minori di Geoffrey Chaucer. Ciò che più conta, nel disegno progettuale di questi Quaderni risiede proprio in due tratti distintivi e definitori del poemetto chauceriano, la cui evocazione non ha dunque una funzione suggestivamente esornativa ma una valenza indicatrice di scelte metodologiche e orientamenti culturali.

Il primo elemento si riconnette in modo organico all’idea stessa di Parliament, ovvero alla parabola del coro discorde, alla conflittuale polifonia degli uccelli convenuti in adunanza plenaria nel giorno di San Valentino e impegnati a discutere, con marcate diversità di vedute, i temi cruciali dell’amore e della natura. Di questa tribuna plurivoca e dialogante, che articola gli svolgimenti argomentativi e le prese di parola secondo lo schema della disputa e del débat, la presente iniziativa intende trattenere l’istanza non omologata della contraddizione e della critica affilata, il gusto delle dinamiche dibattimentali e soprattutto lo “stile” dialetticamente teso del Mitdenken, cioè la pratica e il senso di quel “pensare assieme” – ma non univocamente – nel quale si possono trovare i presupposti e le motivazioni decisive di ogni fecondo lavoro seminariale.

Ma c’è un secondo aspetto del Parliament che concorre a connotare questo progetto editoriale. Il poemetto onirico di Chaucer prende le mosse da una rivisitazione del Somnium Scipionis ciceroniano arricchita di intarsi danteschi, prosegue con la descriptio di un verziere d’incanti nella quale risuonano le note topiche del locus amoenus riecheggiate per il tramite del Roman de la Rose (porzione di Guillaume de Lorris) e potenziate da richiami allusivi al Paradiso Terrestre di Purgatorio xxviii, trova poi un momento forte in una rappresentazione del Tempio di Venere che attinge al Teseida di Boccaccio, approdando infine a un poggio dove Natura, torreggiante deità raffigurata in plastica prosopopea à la manière de Alano di Lilla, presiede un chiassoso parlamento degli uccelli. Come avviene un po’ in tutti i dream poems di Chaucer, il racconto attraversa e congiunge una serie di spazi canonici dell’immaginario letterario, che costituiscono veri e propri luoghi archetipici della tradizione occidentale. La passeggiata visionaria del Parliament si snoda per territori libreschi che rimodellano e rimettono in gioco motivi desunti dagli antichi e dalla letteratura medievale, risultando da reminiscenze e spunti di lettura ora dichiarati ora sottaciuti, in una girandola intertestuale che si muove tra ostensione e occultamento, alternando citazioni scoperte e ammiccamenti, rinvii evidenti e strategie allusive. Spazio di confluenza e rimodulazione dell’archivio testuale occidentale, il Parliament non è però un baule di risaputi clichés o un repositorio di materiali di pronto impiego, tampoco un magazzino di rigattiere ricolmo di bric-à-brac letterario, sibbene un semenzaio di “lanci” e invenzioni, una pepiniera ricolma di linfe e bulbi pronti a rifiorire in nuove forme e creazioni originalmente declinate. Le vecchie sementi germinano in nuove messi. Amore e dedizione per il patrimonio letterario occidentale, persistenza e continuità dei classici attraverso la cultura letteraria tardo-antica e medievale, gioco intertestuale e lavoro stilistico sugli spessori della tradizione: nella poetica e nelle stratigrafie del Parliament sembra quasi di ritrovare in compendio l’insegnamento di Erich Auerbach, Ernst Robert Curtius e Leo Spitzer. Ed è proprio questa la lezione da cui traggono spunti e inneschi queste Conversazioni di attualità medievali e protomoderne, dove il lemma “attualità” non andrà inteso né come corriva acquiescenza a filoni di ricerca dernier cri o a tematiche à la page, né come anacronistica riproposta di unità informative prelevate dagli universi dell’età di mezzo, ma dovrà interpretarsi in termini di riattivazione e rifondazione epistemologica di nuclei di cultura medievale, riportati per via filologica ai loro contesti storici eppure risemantizzati al contatto rugoso e rivelatore con una severa critica del presente.

Luogo di elezione e dominio privilegiato dei Quaderni del Parliament sono i testi del Medioevo euro-mediterraneo, ma l’età di mezzo non viene assunta come mero espediente di ordinamento cronologico secondo le periodizzazioni manualistiche correnti, bensì nell’accezione allargata, inquieta, polifonica, molteplice e irregolare che si profila problematicamente nei contributi postremi di Jacques Le Goff, nei quali si demistifica con ottime ragioni il mito della diversità rinascimentale, mostrando come i fattori di continuità siano predominanti su quelli innovativi di svolta o di schisi. Strisce e falde di civiltà medievale – il lungo e il bel Medioevo – si insinuano da ogni lato dentro il cuore della modernità europea. Si tratta allora di cercare un Moyen Âge des profondeurs, compromesso con le ampie durate dei sistemi di produzione agraria e delle mitologie popolari, un Medioevo esteso le cui propaggini si spingono fino alla rivoluzione industriale e alla dissoluzione delle strutture ideologiche di antico regime. Di più. Il Medioevo del Parliament è un concetto articolato e plurimo, uno spazio multipolare di mediazioni, travasi e contraddizioni, ignaro del sentimento nazionale e senza rigidi tratti di demarcazione geografico-territoriale, ma osmotico, dialettico, conflittuale, attraversato da fili passanti e agitato da processi dinamici che ne ridisegnano il profilo nel segno di una estrema complessità di apporti, assemblaggi, riformulazioni e sincretismi. Ma soprattutto si guarderà a un’idea del Medioevo concepito come campo tensivo di storie, personaggi e rappresentazioni di grande forza germinativa, capaci di costituirsi come una zona magnetica e oltremodo vitale dell’immaginario europeo. In fondo il medium tempus che costituisce l’oggetto preminente di questi Quaderni può essere considerato alla stregua di un grande sistema di forme mediante le quali l’Occidente si guarda e pensa sé stesso, ed è per questo che il Medioevo, inteso in questa chiave non restrittiva e sottratto a definizioni riduttive, si rivela decisivamente come un formidabile atelier delle pratiche e del pensiero europei, un contenitore così traboccante di visioni e figurazioni da eccedere le categorie che cercano di perimetrarlo. «Se si guarda indietro al Medioevo, ciò che si trattiene con più forza assomiglia a una riserva di possibilità: un’età capace di ospitare il meraviglioso e il dottrinale, l’esotico e il domestico, la violenza e la grazia, il riso e l’apocalisse, senza che questi registri si escludano. L’età di mezzo agisce come una grande fucina di raccordo, un evo di cerniera in cui eredità antiche e forme nuove entrano in attrito, si trasformano, trovano equilibri provvisori e, soprattutto, vengono fissate nella letteratura e nell’immaginario» (Elena Muzzolon).

Tutti i titoli saranno sottoposti a revisione tra pari in doppio cieco e verranno offerti in open access nella piattaforma digitale di Padova University Press.

 

Foglio di stile e norme redazionali

Nella messa in forma redazionale dei contributi, si raccomanda il rispetto scrupoloso delle seguenti norme.

N.B. Impostazioni tipografiche e regole di ortoprassi editoriale diverse da quelle illustrate qui di seguito potranno essere stabilite di volta in volta col consenso del direttivo.

Indicazioni generali di formattazione

– Il corpo del testo dovrà essere formattato in Times New Roman corpo 12.

– L’intitolazione e la numerazione progressiva in cifre arabiche dei paragrafi vanno introdotte solo se strettamente necessarie: eventuali titoli paragrafali vanno formattati in tondo semplice, senza punto finale.

– Sono in generale da evitare, nei titoli come nel testo, il grassetto e il sottolineato.

– Il corsivo va riservato alle parole straniere non entrate nell’uso comune.

– I numeri romani vanno regolarmente formattati in maiuscoletto: ess. nomi dinastici provvisti di ordinale («Federico ii»), riferimenti cronologici al secolo («xv sec.»), paginazione di prologhi, premesse e altre tipologie di avantesto («pp. ii-xi»).

– Sempre in maiuscoletto vanno formattati gli acronimi, non infrequenti nelle denominazioni di case editrici, società scientifiche, accademie e istituzioni culturali: ess. utet, sismel, cuer ma.

– Il maiuscoletto servirà, inoltre, ad evidenziare le basi latine (attestate o *ricostruite) dei lemmi citati nella trattazione: es. gaudere > godere.

Parentesi

– Le parentesi tonde devono essere impiegate per includere le proposizioni incidentali (per indicare gli incisi è ammesso anche l’uso delle lineette orizzontali di tradizione anglosassone – –).

– Le parentesi quadre vanno usate:

1) all’interno di parentesi tonde;

2) entro una citazione, per indicare sostituzioni, modifiche o integrazioni esplicative;

3) entro una citazione, per segnalare l’omissione di un segmento testuale (in tal caso, le parentesi quadre includeranno i tre classici puntini di ellissi, che fanno le veci della porzione di testo obliterata).

Virgolette

– Le virgolette italiane o basse o caporali (« ») servono a incorniciare le citazioni di singole parole, frasi o interi periodi.

– Le inglesine doppie o virgolette alte (“ ”) vanno impiegate all’interno delle virgolette basse per segnalare una citazione inclusa entro un’altra citazione oppure per rimarcare l’uso deviante, enfatico o ironico di una parola.

– Le inglesine semplici o apici (‘ ’) vanno usate per esplicitare i significati linguistici di un termine dialettale o straniero (es. afr. maisnie ‘masnada, séguito di armati e servi di un signore feudale’).

Citazioni

– Le citazioni vanno inserite nel testo, incluse tra virgolette basse, quando non superino le 3/4 righe o i 2/3 versi (in tal caso separati da una barretta obliqua, con uno spazio prima e dopo: es. «Sonavan le quiete / stanze, e le vie dintorno, / al tuo perpetuo canto»).

– In caso di citazioni lunghe (oltre le 4/5 righe), si dovrà andare a capo e staccare il blocco della citazione formattandolo in Times New Roman corpo 11, senza rientro iniziale e senza virgolette.

Note

– Le note vanno poste a piè pagina, formattate in Times New Roman corpo 10, con numerazione unica progressiva in cifre arabiche.

– I richiami di nota nel testo vanno inseriti a mo’ d’esponente, senza parentesi, mediante l’apposito strumento del programma di videoscrittura ed elaborazione testi.

– L’esponente numerico delle note va sempre collocato prima del segno d’interpunzione: es. «come ha sostenuto Sergio Bozzola2, il rapporto tra metro e sintassi». Quando il segno interpuntivo sia preceduto da una parentesi tonda, il richiamo in apice della nota va sempre posizionato dopo la parentesi: «(così nella classificazione stemmatica di Luigi Foscolo Benedetto)14, dove le redazioni del Milione».

Riferimenti bibliografici: esemplificazioni

Per quanto concerne la messa in forma dei riferimenti bibliografici e dei rimandi ad locum, valgono i criteri redazionali esposti qui di séguito. Per ragioni di immediatezza e perspicuità espositiva, in questa sezione non si danno istruzioni espresse discorsivamente, ma si fornisce un elenco di esempi concreti che dovrebbero tendenzialmente esaurire la casistica delle possibili modalità di rinvio o, quanto meno, indicare le soluzioni da adottarsi nelle situazioni più frequenti.

Nelle voci bibliografiche il maiuscoletto deve limitarsi ad evidenziare soltanto il nome dell’autore principale; i nomi di eventuali curatori / editori / direttori / coordinatori / prefatori vanno invece formattati in tondo semplice:

A. Camerotto, Cinghiali eroici, in Animali tra zoologia, mito e letteratura nella cultura classica e orientale. Atti del Convegno (Venezia, 22-23 maggio 2002), a cura di E. Cingano, A. Ghersetti, L. Milano, Padova, sargon, 2005, pp. 117-138.

M. Bloch, La società feudale, saggio introduttivo di G. Tabacco, Torino, Einaudi, 1987 (ed. or. La société féodale, Paris, Albin Michel, 1939).

Diverso il caso delle opere anonime, per le quali è il nome del curatore o dell’editore critico a costituire l’entrata principale:

La chanson de Roland, édition critique par C. Segre, nouvelle édition refondue, traduite de l’italien par M. Tyssens, Genève, Droz, 2003.

1. Per le monografie:

L. Renzi, Le conseguenze di un bacio. L’episodio di Francesca nella Commedia di Dante, Bologna, il Mulino, 2007, pp. 32-37.

Le denominazioni delle case editrici dovranno essere riprodotte fedelmente, nel pieno rispetto della loro forma grafica così come nel rapporto tra caratteri maiuscoli e minuscoli: si scriverà pertanto «il Mulino» e non «Il Mulino», «nottetempo» e non «Nottetempo». È invece ridondante conservare diciture del tipo «Editore/Edizioni» o simili, a meno che non costituiscano parte integrante della griffe: quindi, University of Wisconsin Press, Edizioni dell’Orso, Edizioni Scientifiche Italiane, ecc.; ma il Mulino, Einaudi, Laterza. Andrà omesso, infine, l’eventuale nome di battesimo dell’editore: si scriverà dunque «Einaudi» e «Mondadori», non «Giulio Einaudi» o «Arnoldo Mondadori».

Delle opere volte in italiano da lingue straniere si possono indicare facoltativamente, tra parentesi tonde, gli estremi bibliografici dell’edizione originale:

J. Hillman, Un terribile amore per la guerra, Milano, Adelphi, 2005 (ed. orig. A Terrible Love of War, New York, Penguin Press, 2004).

Facoltativa, ma consigliabile, è pure l’indicazione delle coordinate bibliografiche originarie allorché si citi da una ristampa e ancor più quando si rinvii ad una nuova edizione riveduta, corretta ed eventualmente aumentata con integrazioni e complementi informativi:

F. Cardini, Alle radici della cavalleria medievale, Scandicci [Firenze], La Nuova Italia, 19913 (1a ed. 1981).

F. Cardini, Quell’antica festa crudele. Guerra e cultura della guerra dal Medioevo alla Rivoluzione francese, Bologna, il Mulino, 2013 (1a ed. Firenze, Sansoni, 1982).

2. Per i contributi pubblicati in volumi miscellanei o in sillogi postcongressuali:

Saccone, Descrizione e azione: la singolar tenzone nei romanzi di Chrétien de Troyes, in Le forme del romanzo medievale. La descrizione, a cura di M. Liborio, Napoli, Istituto Universitario Orientale, 1991, pp. 71-81.

Per tutti i pezzi brevi (articoli di rivista, studi apparsi in volumi collettivi, interventi pubblicati in atti di convegno) è necessario indicare con esattezza gli estremi della paginazione. Il luogo testuale specifico cui si rimanda o dal quale si deduce una citazione dev’essere indicato con un preciso rinvio ad paginam, inserito dopo la consistenza completa del contributo e dopo il segno dei due punti ( : ). Si veda lo specimen seguente:

L. Serianni, La linguistica di Folena, in Gianfranco Folena dieci anni dopo. Riflessioni e testimonianze. Atti del Convegno (Padova, 12-13 febbraio 2002), a cura di I. Paccagnella e G. Peron, Padova, Esedra, 2006, pp. 57-81: 68.

3. Per i saggi confluiti in sillogi d’autore:

G. Contini, Saggio d’un commento alle correzioni del Petrarca volgare (1943), in Id., Varianti e altra linguistica, Torino, Einaudi, 1970, pp. 5-34.

4. Per gli articoli apparsi in pubblicazioni periodiche:

G. Cohen, Une curieuse et vieille coutume folklorique: “La couvade” (La femme accouche et l’homme se couche), «Studi medievali», 17, 1951, pp. 114-123.

Barbieri, R. Brusegan, Iwein a Castel Rodengo, «L’immagine riflessa», xi, 2002, pp. 189-216.

Il nome del periodico, sempre racchiuso tra virgolette basse, non deve essere mai introdotto dalla preposizione «in».

5. Per le edizioni critiche (nota bene: i nomi degli autori antichi e medievali vanno trascritti per intero e a piene lettere, senza ricorrere alle iniziali puntate):

Huon le roi, Il Palafreno screziato, a cura di E. Muzzolon, Roma, Carocci, 2026.

Il trovatore Cercamon, edizione critica a cura di V. Tortoreto, Modena, stem - Mucchi, 1981.

6. Per le voci bibliografiche già citate:

Renzi, Le conseguenze di un bacio, cit., p. 23.

Il trovatore Cercamon, ed. cit., p. 57.

Qualora la voce bibliografica cui si rimanda sia stata citata immediatamente prima, sarà sufficiente usare la forma compendiosa «Ivi» (in tondo), seguita da una virgola e dal riferimento alla pagina; se anche la pagina è la stessa del precedente rinvio, basterà senz’altro «Ibid.» (in corsivo).

7. Il rinvio al volume e/o al tomo da cui si cita sarà fornito sinteticamente dopo l’indicazione dell’anno di edizione dell’opera. Il riferimento al volume si esprimerà in numeri romani, il rimando al tomo in cifre arabiche:

Dante Alighieri, De vulgari eloquentia, a cura di P.V. Mengaldo, in Id., Opere minori, Milano-Napoli, Ricciardi, 1996, iii/1, pp. 1-237.

Abbreviazioni d’impiego corrente

c., cc.                                       carta/e

cfr.                                           confronta

cit., citt.                                   citato/i

doc., docc.                              documento/i

Ead.                                         Eadem

ecc.                                          eccetera

ed., edd.                                  edizione/i

es., ess.                                    esempio/i

f., ff.                                        foglio/i

fasc.                                         fascicolo

Id.                                            Idem

ms., mss.                                 manoscritto/i

n., nn.                                      numero/i

n. s.                                         nuova serie

p., pp.                                      pagina/e

par., parr.

(o §, §§)                                  paragrafo/i

r.                                              recto

s.v., s.vv.                                 sub voce/vocibus

t., tt.                                         tomo/i

tav., tavv.                                tavola/e

v.                                             verso

vol., voll.                                 volume/i

vs                                             versus

 

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